Raspberry Pi model 2B

Un po’ di storia

Qualche anno fa, il mini pc arm chiamato Raspberry pi ha fatto capolino nel variegato palcoscenico dell’informatica mondiale, informatica che sembra aver perso quell’appeal dei primi tempi, quando l’unico contatto con la macchina era uno schermo azzurrino con un interprete basic o uno sfondo nero con la scritta C:\> a far da solitario contrasto.
Questo strumento molto particolare, grande quanto una carta di credito e dai consumi paragonabili a poco più di un cellulare è stato in grado di far rivivere al sottoscritto i magici momenti passati a scarabocchiare testo dentro qbasic.exe o edit.com.
Purtroppo però il ragazzino è cresciuto, per lo meno fisicamente, e deve anche pensare a guadagnare il pane per la sua famiglia, oltre che divertirsi con i suoi tecnologici ninnoli.
Da qui dunque la domanda cardine che mi sono posto: sarebbe possibile il miscere utile dulci, ossia mescolare il divertimento al lavoro?

Può avere il raspberry pi un’utilità anche in ambito professionale?


La risposta che sono riuscito a darmi è fortunatamente SI, almeno per quanto concerne ambienti SOHO.
Il Rasp (soprattutto nella sua nuova seconda declinazione, quad core e con 1 giga di ram) può essere un ottimo compagno di avventure lavorative.
I suoi bassissimi consumi ne fanno l’alleato ideale per dare un taglio alla bolletta in tutte quelle applicazioni in cui è necessario avere una macchina che stia h24 accesa per accettare carichi di lavoro medio-bassi.
Essendo possibile equipaggiarlo con linux Debian Wheezy, abbiamo a disposizione parecchi pacchetti software pronti ad essere installati, posti da noi alla piccola distanza di un apt-get install.
In quest’articolo non vi darò un tutorial, ma vi racconterò il mio caso d’uso, sperando che possa in una qualche misura esservi d’ispirazione.

Un clone di Dropbox a casa mia

Come nella vita, anche informaticamente mi ritengo abbastanza disordinato, quindi prono a perdere dati strada facendo (insieme ad innumerevoli chiavette usb) e particolarmente restio ai backup.
Starete pensando: “sei indietro se ancora utilizzi i pendrive per i tuoi dati, esiste il cloud!”.
Sarebbe anche un pensiero corretto, ma onestamente non ho mai voluto utilizzare più di tanto i servizi di cloud in quanto penso che almeno un minimo la propria privacy debba pur valere: consegnare i miei files in mano a chissà chi non è proprio nelle mie corde, quindi quale alternativa avrei?
Il Rasp è stato in grado di venire incontro a questa mia particolare esigenza in maniera abbastanza efficiente: attraverso questo piccolo coltellino svizzero è possibile crearsi un cloud server privato a bassissimo costo.
Gli ingredienti necessari sono per l’appunto una connessione internet, una scheda SD capiente (32 o 64 giga sono stati più che sufficienti per i miei bisogni, chi vuole può dirottare il tutto su un hd esterno), un cavo di rete ed un alimentatore per cellulare.
Installando Debian Wheezy e creando un server LAMP su cui ho montato owncloud sono riuscito in pratica ad ottenere un versatile clone privato di Dropbox, alla sola spesa dell’hardware e della misera corrente che mi costa tenere il tutto acceso. Niente abbonamenti, niente dati versati negli hard disk di terzi.

Tutto comodamente sotto il mio controllo.

Questo piccolo server nella mia esperienza d’uso è riuscito a reggere tranquillamente 3 utenti in modalità collaborativa (shared folder) collegati per 10 ore al giorno, di cui uno di questi attivo con 3 pc sincronizzati, più un’altra quindicina di utenti collegati in maniera saltuaria.
Alla fine dei conti, forse con un servizio cloud a pagamento avrei anche pagato di più.
In tutto questo, avendo un mini server LAMP ho anche la comodità di poterlo sfruttare per fare dei deploy da mostrare in giro per il mondo senza necessariamente lasciare il mio pc acceso.
L’unico punto dolente è la bassa capacità di upload attraverso la internet nostrana, ma per quello purtroppo non possiamo far altro che attendere che il signor Telecom si dia una svegliata.

Per il tutorial, ci vediamo alla prossima puntata!

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Concetto Andrea Mezzatesta

Concetto Andrea Mezzatesta

La sua passione per l’informatica inizia in tenera età, quando ha la possibilità di cominciare ad imparare il BASIC su di un meraviglioso Commodore 64.
A 14 anni riceve in regalo, con grande sacrificio del papà, il suo primo pc, un Pentium 200MMX, sul quale comincia la sua auto-formazione nei mesi estivi, mentre in quelli invernali si dedica agli studi liceali. A quei tempi scopre il mitico mondo del turbo pascal e, poi, del Visual Basic. Compila come prova finale al liceo, novità ai tempi, una tesina in formato multimediale (html e video).
Subito dopo la laurea in Informatica (avvenuta all’età di 21 anni) comincia a lavorare nel ramo informatico come esperto Instant Developer, Power Builder e PL-SQL.
Continua ad avere la mentalità tipica dello smanettone e ad amare svisceratamente lo “sporcarsi le mani” con l’hardware, dilettandosi nel trashware e nello studio dei sistemi operativi open source anche attraverso la nuova ondata delle developement board. I suoi pc sono per la maggior parte dei ricondizionati.
Oltre all’informatica le sue altre passioni sono la musica e la speculazione filosofica.