­

Nella puntata precedente abbiamo parlato delle motivazoni filosofiche che mi hanno fatto optare per la creazione di un cloud server in casa, cominciamo adesso a parlare di come installare un server owncloud sul nostro rasp.

La guida sembra lunga, tuttavia posso garantire che chi ha un minimo di esperienza in ambiente linux non sentirà assolutamente alcuna difficoltà.

Partiamo vedendo subito il risultato!

LAMP server

Lamp server

La mia filosofia, ve ne accorgerete nel prosieguo del nostro cammino informatico, è quella di lavorare a costo quasi zero senza rinunciare comunque alla qualità del prodotto finito, quindi più materiale di recupero avete, meglio sarà per voi: ridurremo emissioni di CO2 e il nostro portafogli avrà qualche spicciolo in più da devolvere in beneficenza. A tal proposito, vi anticipo che a breve pubblicherò un articolo in merito al fiorente mercato dei pc ricondizionati, ossia un ottimo sistema per acquistare validissime macchina vecchie, ma non obsolete, a prezzi stracciati.

Il principio che dobbiamo tenere in mente è  di non entrare in quel meccanismo consumistico che ci frega terribilmente e ci obbliga a lavorare di più per acquistare cose di cui in realtà non abbiamo davvero bisogno. Macchine con hardware dal 2011 in poi sono più che sufficienti per utilizzi professionali.

Torniamo adesso alla nostra guida odierna.

Ingredienti

  • caffè o bevanda contenente caffeina
  • un po’ di pazienza
  • board raspberry pi o cloni vari (sebbene sconsigliati), ne esistono tanti tipi, vi consiglio caldamente il rasp 2, avrebbe senso acquistare un modello inferiore solo nel caso abbiate sd full size da riciclare, ma tenete in mente che il vecchio modello ha prestazioni modeste (single core da 700 mhz overcloccabile a 1000 con soli 512 mega di ram, contro quad core con 1 gb di ram)
  • cavo di rete
  • alimentatore di recupero da cellulare, preferibile un modello da 2 ah o superiori, fate attenzione alla qualità dello stesso, la maggior parte dei malfunzionamenti dei rasp dipendono da cattiva alimentazione
  • scheda sd (micro sd per raspberry più avanzati di model 1b) con dimensioni a piacere: più grande sarà, più spazio di archiviazione avrete per il vostro cloud

Opzionali:

  • dissipatori in alluminio per raspberry pi (consigliati)
  • case per raspberry pi (sconsigliato, io ne ho fatto uno con una vecchia custodia di vhs in disuso facendo un semplice taglio per far passare i fili e qualche foro in alto per l’aria, fissando il rasp all’interno con del biadesivo, finché mia moglie non mi ha minacciato di morte e ho dovuto comprare un case originale su ebay)
  • adattatore wifi-usb generico (il mio consiglio è tenerlo connesso via ethernet)

Si potrebbe aggiungere un hard disk esterno collegato via usb al vostro giocattolino appena assemblato e adibirlo a NAS, potrebbe essere una buona idea solo se ne avete uno gironzolante per casa e desideroso di tornare in servizio.

Tenete presente che nel caso di hard disk da 2.5 pollici il vostro micro computer non sarà in grado di alimentarlo, quindi dovrete fornire una fonte di alimentazione esterna (i case più smart hanno anche una presa usb separata per l’alimentazione)

Ho notato che gli hard disk di questo tipo, accesi h24 tendono a funzionare discretamente bene anche se con prestazioni modeste. Condividendo il bus usb2 sia porta ethernet (da soli 100 mbit/s) che l’hard disk, le prestazioni non supereranno i dieci mega al secondo usandolo con protocollo SAMBA.

Come affidabilità, tenendolo acceso quasi due anni non ho in realtà avuto problemi di sorta.

Cominciamo – installiamo il sistema operativo

In questa guida daremo per scontanto che il rasp funzionerà in maniera headless, ossia senza aver un monitor, una tastiera ed un mouse fisicamente connessi. In questa fase è obbligatorio tenere il nostro mini server collegato al router via ethernet.

Il primo passo è quello di procurarsi il sistema operativo da installare.

A seconda della board che utilizziamo (potrebbe anche essere un clone quale bananapi, o altro), la iso che andremo a installare sarà diversa, secondo me la soluzione migliore è prendere la raspbian (DeBIAN for RASPberry) ottimizzata per il dispositivo che ci troviamo a gestire. Naturalmente ciò non è una verità assoluta, quanto un consiglio che può variare a seconda del vostro gusto: c’è più scelta di sistemi operativi per raspberry che quantità di cereali per la prima colazione al supermercato.

Qualunque motore di ricerca di porterà al file giusto, di solito un paio di gigabyte da caricare sulla sd.

Da questa locazione è possibile scaricare l’immagine della raspbian per Rasp più recente

https://www.raspberrypi.org/downloads/raspbian/

Una volta ottenuto il file, come è possibile installare il sistema operativo su sd?

Dando per scontanto di essere su Windows, dobbiamo utilizzare un tool apposito, win32diskimager, http://sourceforge.net/projects/win32diskimager/ , il quale permette di “masterizzare” sulla scheda sd.

win32 Disk Imager

win32 Disk Imager

La velocità di quest’ultima è fondamentale nel merito delle prestazioni del sistema che andiamo a creare, in generale più veloce è, meglio andrà il tutto.

Una volta installato il programma e scelto il path sorgente e quello di destinazione,

Non resterà altro che inserire la scheda nel rasp, collegare il cavo di rete ed il gioco è fatto.

La connessione

Essendo una macchina linux configurata in maniera headless (ma nulla vieta di poter usare un monitor hdmi, una tastiera ed un mouse e far diversamente), sarà necessario usare una connessione ssh per connetterci. Per chi è abituato alla linea di comando non è un problema, per gli altri, posso garantire che non lo sarà nemmeno.

Per gli utenti windows sarà necessario scaricare putty, http://www.putty.org/, un client senza fronzoli perfetto per i nostri scopi.

putty

putty

L’interfaccia in sé ci domanderà un indirizzo ip o un alias a cui connetterci, scriviamo raspberrypi. Quando verremo interrogati in merito a username e password, usiamo rispettivamente pi e raspberry (per il banana bananapi/bananapi).

La prima cosa che sarà opportuno fare è effettuare il primo setup della board, lanciando il comando

raspi-config

raspi-config

(per i clone il comando potrebbe essere differente, per esempio nel banana pi è sudo bpi-config).

Quando vi verrà domandata, introducete la password precedente (potete/DOVETE  cambiarla, per ragioni di sicurezza,  usando il comando passwd)

Vi ritroverete dentro una struttura simile ad un menu per BIOS di sistema, attraverso la quale innanzitutto andrete ad espandere il filesystem alla effettiva dimensione della scheda di memoria (di default è impostato a 4gb per permettere l’installazione sulla maggior parte delle sd in commercio); a vostra scelta potrete decidere tantissimi altri parametri, inclusa la quantità di overclock, che di norma viene tollerato abbastanza bene.

Il resto della guida è di carattere più universale e vale anche per qualsiasi macchina (fisica o virtuale) su cui è installato una debian o derivata (quali ad esempio Ubuntu o Mint)

A questo punto abbiamo l’opportunità di usare due strade, a seconda del nostro gusto: continuare con la via testuale o installare un pacchetto di interfaccia grafica.

In generale ritengo che l’uso delle GUI sia cosa buona e giusta perché le trovo più comode e rapide, tuttavia trovo che nello specifico caso un approccio ibrido sia quello più indicato.

In ogni caso e per usi futuri, eseguamo il mitico comando

Questo installerà xrdp, un gioiellino che ci permetterà di usare il rasp attraverso la connessione desktop remoto di windows (mstsc da linea di comando).

Una volta finita la procedura, il server di desktop remoto sarà disponibile inserendo come hostname sempre raspberrypi.

xrdp

xrdp

Noterete che in generale questo è relativamente lento, in quanto rappresenta una “copertura” di xvnc, tuttavia possiamo ritenerlo sufficiente per operare in ambienti lan o wan sufficientemente veloci.

Installiamo il server LAMP

Fatto questo, possiamo passare alla parte più importante del nostro lavoro, ossia l’installazione di apache, php e mysql: vi anticipo che owncloud (oggetto della prossima puntata)  è in grado di lavorare anche solo attraverso un db sqlite. Lasciamo al lettore la scelta di cosa utilizzare, in genere con sqlite si hanno prestazioni migliori per pochi file e piccoli utenti, mentre l’ago della bilancia si sposta su mysql per installazioni più grosse.

Nella mia esperienza comunque sqlite si è comportato leggermente meglio anche in carichi di lavoro leggermente più impegnativi, probabilmente per via delle scarse prestazioni delle schede sd.

Per installare mysql, è necessario eseguire:

Vi verrà chiesta una password di amministratore di db, una volta inserita l’installazione verrà completata ed il servizio avviato.

Continuate poi con

Per installare il server apache digitiamo

Per abilitare il server, possiamo riavviare la macchina attraverso

oppure, avviamo il servizio

Colleghiamoci attraverso il browser all’indirizzo http://ip_del_rasp/

Se vedremo la pagina di welcome di apache, MISSIONE COMPIUTA! Da qua in poi, Apache sarà disponibile  e configurabile  secondo il vostro buon cuore!

Nella prossima puntata affronteremo la problematica del come esporre il vostro server sul web e come staticizzare il vostro ip dinamico.

The following two tabs change content below.
Concetto Andrea Mezzatesta

Concetto Andrea Mezzatesta

La sua passione per l’informatica inizia in tenera età, quando ha la possibilità di cominciare ad imparare il BASIC su di un meraviglioso Commodore 64.
A 14 anni riceve in regalo, con grande sacrificio del papà, il suo primo pc, un Pentium 200MMX, sul quale comincia la sua auto-formazione nei mesi estivi, mentre in quelli invernali si dedica agli studi liceali. A quei tempi scopre il mitico mondo del turbo pascal e, poi, del Visual Basic. Compila come prova finale al liceo, novità ai tempi, una tesina in formato multimediale (html e video).
Subito dopo la laurea in Informatica (avvenuta all’età di 21 anni) comincia a lavorare nel ramo informatico come esperto Instant Developer, Power Builder e PL-SQL.
Continua ad avere la mentalità tipica dello smanettone e ad amare svisceratamente lo “sporcarsi le mani” con l’hardware, dilettandosi nel trashware e nello studio dei sistemi operativi open source anche attraverso la nuova ondata delle developement board. I suoi pc sono per la maggior parte dei ricondizionati.
Oltre all’informatica le sue altre passioni sono la musica e la speculazione filosofica.