Circa 11 anni fa John Allsopp scriveva un articolo la cui attualità e preveggenza è tutt'ora stupefacente: A Dao of Web Design. In questo pezzo John partiva da alcuni principi del Tao applicandoli al web design e giungendo a delle considerazioni estremamente attuali, prima fra tutte l'idea che una pagina su Internet è una cosa molto diversa da una pagina cartacea – concetto che sembra ovvio ma che invece, vista la passione che abbiamo a forzare gli utenti ad accettare i nostri font, stili, colori e layout non è così evidente.

Ci sembra allora giunto il momento di capire come HTML5, la nuova creatura che dovrebbe sconvolgere tutto il web, possa essere affrontato partendo da alcuni principi del Tao: niente di astruso e fiolosofico, sia chiaro, ma concrete indicazioni per rendere le nostre creazioni più complete e future-proof, oltre ad essere, magari, un'occasione per diventare dei web developer ancora più bravi.

Il Tao Te Ching (lo potete leggere online qui: http://it.wikisource.org/wiki/Tao_Te_Ching) è un libro scritto prima del 250 a.C. in Cina composto da 81 piccoli testi che affrontano con un tono alto ma al tempo stesso diretto e "umano" i temi della vita, suggerendo al lettore attento come seguire il Tao (cioè la "Via", ovvero un'esistenza di perfezione e serenità). Lo stile è spesso piuttosto criptico e questo ha reso possibile le più svariate interpretazioni, fino a giungere al nostro tentativo di applicare le regole dei maestri cinesi del secondo secolo prima di Cristo al web design e ad HTML5.

E allora… cominciamo!

Il rito

Fu così che
perduto il Tao venne poi la virtù,
perduta la virtù venne poi la carità,
perduta la carità venne poi la giustizia,
perduta la giustizia venne poi il rito:
il rito è labilità della lealtà e della sincerità
e foriero di disordine.

Come si applica questo brano del capitolo 38 alla nostra vita di programmatori? Beh, troppo spesso si parte con le migliori intenzioni ("usiamo al meglio le nuove tecnologie, separiamo contenuto e presentazione, creiamo solo pagine valide W3C"), poi si inizia a fare qualche concessione alla fretta o alla pigrizia per finire con del codice in cui solo l'autore originale ci capisce qualcosa e dove si sono sacrificate tutti i buoni principi con cui si era iniziato a "intanto andiamo online".

Il problema ulteriore – e qui si passa al "rito" – è che di solito queste brutte abitudini diventano prassi: "si fa così perchè si fa così" (argomentazione a dir poco tautologica…) e quindi quella che era una concessione alle buone regole che ogni web developer dovrebbe seguire diventa La Regola, scritta nella pietra e immutabile e intoccabile.. Risultato? Beh…

il rito è labilità della lealtà e della sincerità
e foriero di disordine.

Esattamente, il disordine. E questo è il tarlo peggiore che possa colpire qualunque professionista, a maggior ragione un professionista del web dove ogni singolo dettaglio conta (alzi la mano chi in un progetto di 5.000 righe di codice non ha perso mezza giornata per trovare il punto e virgola che si era dimenticato) e dove è facilissimo cadere in un vortice di disordine che si autoalimenta.

E allora?

E allora, la conclusione che ci sentiamo di trarre è duplice:

  • cerchiamo di non scadere dalla virtù (non dico dal Tao) al rito: se decidiamo di attenerci alle buone regole di programmazione sforziamoci di farlo sempre e il più possibile. Se vogliamo di creare pagine HTML5, impariamo bene bene come si fa e poi seguiamo sempre sempre le norme che abbiamo appreso. Tutti i nodi vengono al pettine: andare online con un prodotto di cui non siamo convinti perchè il cliente ha fretta o abbiamo fretta noi vuol dire che presto o tardi ci troveremo a pagare questa fretta molto più cara di quello che abbiamo (apparentemente) guadagnato
  • stiamo alla larga dai "riti". Non dobbiamo e non possiamo permetterci di aver paura del cambiamento: tutte le pratiche, regole, procedure e linee guida possono (anzi, nel nostro mondo che va ai mille all'ora, devono) essere cambiate, riscritte, rivoluzionate. Senza timore ma sempre con lo stesso atteggiamento di attenzione ai dettagli e apertura mentale.

Bene, il nostro primo viaggio nel mondo di HTML5 (ma direi anche web design in generale) e Tao è finito: speriamo che questo approccio un po' diverso possa esservi piaciuto… A presto!

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Silvio Porcellana
Silvio Porcellana è il fondatore di mob.is.it, il tool che centinaia di agenzie e professionisti di tutto il mondo utilizzano per creare con semplicità siti mobili e applicazioni native per i loro clienti. Tiene anche un podcast dove racconta ogni venerdì le sue avventure imprenditoriali, senza veli o segreti: Opus Digitalis