iOS9 ha introdotto una nuova tipologia di app, i content blockers.

Se questa tipologia di software è già piuttosto diffusa sui browser per desktop – secondo alcune statistiche AdBlock Plus ad esempio è installato su oltre 150 milioni di Chrome e Firefox nel mondo, a cominciare dal mio –  è la prima volta che la Apple offre agli sviluppatori una serie di API per permetterne (anzi, incentivarne) l’utilizzo per Safari su dispositivi mobili.

Che cosa è e che che cosa fa un “content blocker”

A partire dall’ultima versione di iOS9 è possibile creare e installare delle app che intercettano il contenuto scaricato da Safari prima che venga mostrato nella finestra del browser così da poterne bloccare selettivamente del testo, script, immagini, link e qualsiasi altro componente (per chi è interessato qui c’è un valido tutorial in inglese su come usare Swift per scrivere “content blockers”).

L’utilizzo principale, come sul desktop, è bloccare pubblicità e tracking indesiderato (cioè spesso quasi tutto). I vantaggi sono due:

  • limitare le informazioni su di noi che vengono raccolte e distribuite da siti e app su cui navighiamo
  • caricare i siti più velocemente

In particolare su questo secondo punto il creatore di Crystal – uno dei “content blocker” appena usciti – afferma che installando il suo adblocker i siti su Safari possono caricare fino a 3.9 volte più velocemente e trasferire il 59% in meno di dati:

stats_crystal1

Effettivamente, come si può vedere dal confronto qui sotto, con il content blocker a parità di altre condizioni i contenuti delle pagine  (in questo caso di “iMore”, che è però piuttosto lento di suo) arrivano prima di qualche secondo – una vera e propria eternità:

imore

Che cosa cambia per il mobile web?

Da più parti questa nuova funzionalità di iOS è stata accolta con la stessa serenità con cui si accoglierebbe più o meno l’Armageddon.

I content provider (giornali, siti e blog) e i marketers hanno già iniziato a intonare le lodi funebri del loro business model, ipotizzando la fine dei guadagni da ads, pubblicità e vendita di informazioni dei loro visitatori. Sicuramente il “rischio” c’è – ma chi non vorrebbe liberarsi di pubblicità invasiva, banner che si aprono su uno schermo già piccolo di suo o cookie che ti seguono fino a quando non vai in bagno (letteralmente visto che è lì che si usa il telefonino per la maggior parte del tempo)?

In ogni caso, per quel che riguarda il nostro lavoro di mobile web developer il primo punto da tenere presente è che questi strumenti esistono. E’ ancora presto per capire quanta popolarità avranno e quale sarà l’impatto sull’utilizzo di Internet da browser mobile ma è bene innanzi tutto essere informati e tenerne d’occhio le statistiche di utilizzo.

In secondo luogo questi AdBlocker potrebbero bloccare non solo contenuto pubblicitario ma anche altro JavaScript, testi e immagini caricato da siti terzi – ad esempio il codice di Google Analytics o di altri strumenti statistici o di a/b testing tipo Mixpanel o Optimizely. In questo caso gli effetti potrebbero essere più profondi dal momento che ci ritroveremmo senza le funzioni che analizzano il traffico o gestiscono il tracking delle conversioni e altro.

Che fare allora?

Oltre ad essere preparati, possiamo inziare a pensare a soluzioni alternative nel momento in cui gli script che ci interessano non fossero caricati, ad esempio utilizzando sistemi di tracking server-side.

In concreto, per verificare se Google Analytics è caricato nella pagina possiamo usare una funzione del genere:

per poi preparare un sistema server-side che usi il Measurement Protocol e quindi ottenga (più o meno) lo stesso risultato di prima anche con i “content blocker” attivi.

 

Insomma, in conclusione: è presto ancora per dirlo ma il mobile web, da iOS9, potrebbe cambiare di brutto. Meglio iniziare a prepararsi.

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Silvio Porcellana
Silvio Porcellana è il fondatore di mob.is.it, il tool che centinaia di agenzie e professionisti di tutto il mondo utilizzano per creare con semplicità siti mobili e applicazioni native per i loro clienti. Tiene anche un podcast dove racconta ogni venerdì le sue avventure imprenditoriali, senza veli o segreti: Opus Digitalis